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lunedì 18 dicembre 2017


lunedì 18 dicembre 2017

La lucida scalata al potere del gesuita Bergoglio.

Un amico cortesemente mi ha inviato il testo in pdf del libro Il Papa dittatore definito "la storia segreta del papato più tirannico e senza scrupoli dei tempi moderni". L’autore, Marcantonio Colonna (pseudonimo) si è laureato all’Università di Oxford e possiede una profonda esperienza nell’ambito della ricerca storica e in altri campi. Risiede a Roma fin dall’inizio del pontificato di Papa Francesco, e il suo libro è frutto di stretti contatti con molte persone che lavorano in Vaticano. Mi riprometto di recensirlo; ma nel frattempo attingiamo al testo che segue, ben confezionato da Maurizio Blondet [qui].

“Nel 1991, quando padre Jorge Bergoglio fu nominato vescovo in Argentina, fu necessario ottenere un rapporto dal superiore generale del suo ordine, padre Kolvenbach.   La risposta di padre Kolvenbach, basata sulle opinioni degli altri membri del suo ordine, era che Bergoglio non era adatto per essere nominato vescovo. Padre Kolvenbach  accusò  in  Bergoglio  una serie di difetti, che andavano dall’uso abituale di linguaggio volgare a devianza, disobbedienza mascherata da umiltà e mancanza di equilibrio psicologico. Era  di carattere subdolo ed era stato una figura divisiva quando era provinciale gesuita in Argentina.

Bergoglio era visto, al tempo, come campione del conservatorismo nello stile di Giovanni Paolo II. Ma aveva anche l’abitudine di dire cose diametralmente opposte da un giorno all’altro.

Questo rapporto  [che era molto circostanziato]  fu diffuso presso i membri della Congregazione per i vescovi dell’epoca ed era noto a un numero piuttosto elevato di persone. Ma Bergoglio, naturalmente, si è premurato di occultarlo quando è divenuto Papa. E la copia che si trovava nell’archivio ufficiale dei gesuiti a Roma è scomparsa”.
Così il punto saliente dell’intervista all’autore del libro “Il Papa Dittatore”, che si cela sotto lo pseudonimo di Marcantonio Colonna.
Linguaggio volgare,  carattere subdolo,  dire un giorno una cosa e l’altra l’opposta,   finta ed esagerata umiltà(si veda  come sbaciucchia, tutto curvo le  mani degli ebrei e i piedi dei carcerati…)  Sono tutti sintomi del “disturbo di personalità” da me descritto nel mio testo: “Il Credo di Bergoglio – un referto clinico?”

Qui sotto posto parte dell’intervista fatta all’autore da Francesco Borgonovo per La Verità. Le sottolineature sono  mie, ed indicano quelli che vanno considerati sintomi del disturbo.
Perché ha deciso di scrivere questo libro? E perché utilizzando uno pseudonimo?
In sostanza, devo dire che l’immagine mediatica di cui papa Francesco [come buono e misericordioso]  ha beneficiato negli ultimi cinque anni è una delle più stupefacenti truffe della vita contemporanea. Tutti quelli che lavorano in Vaticano conoscono l’abisso tra quell’immagine e la realtà  [doppiezza ndr.]  e non ci si dovrebbe meravigliare che qualcuno alla fine riveli la verità. Ho scritto il mio libro con il nome di Marcantonio Colonna, che fu il grande campione militare della Chiesa cattolica nel XVI secolo, perché chiunque legga il libro veda che non è in alcun modo un attacco alla Chiesa  […]  Era necessario usare uno pseudonimo perché, come racconta il libro, papa Francesco si vendica senza pietà su quanti gli si oppongono. Per esempio i tre assistenti del cardinale Müller che furono licenziati nell’ottobre 2016 per presunte  critiche nei confronti del Papa.
Secondo lei, perché Bergoglio è un «dittatore»?
Il significato della parola dittatore è quello di sovrano che esercita la sua volontà personale nel disprezzo della legge e della giustizia. È qualcosa di molto diverso dall’autorità legale che tradizionalmente appartiene al capo della Chiesa cattolica. Potrei far riferimento nuovamente al cardinale Müller, che ha cercato di difendere i suoi tre subordinati quando sono stati licenziati, e ha ricevuto questa risposta da papa Francesco: «Io sono il Papa e non ho bisogno di spiegazioni per nessuna delle mie parole». Questo non è il modo in cui i papi esercitano tradizionalmente la loro autorità. Ma nel chiamare papa Francesco un dittatore volevo anche far emergere gli stretti paralleli fra il suo stile e quello di Juan Perón, il dittatore dell’Argentina nell’epoca della giovinezza di Bergoglio. La sua influenza è cruciale nello spiegare lo stile di Francesco. Come dico nel libro, egli è la trasposizione ecclesiastica di Juan Perón.
Come ha raccolto il materiale per il suo libro?
[…]  Si è trattato semplicemente di mettere insieme il materiale. Tuttavia, penso che un importante contributo fornito dal mio libro sia nel secondo capitolo, che descrive il passato di Jorge Bergoglio in Argentina, dove era conosciuto come un politico astuto e manipolatore nella tradizione peronista. Anche qui, c’è poco di nuovo per un argentino, ma si tratta di fatti non conosciuti al resto del mondo, a causa della barriera linguistica. Io sono stato semplicemente il veicolo per tradurli. E ancora: le rivelazioni riguardo la resistenza alla riforma e il regno della paura che ora esistono in Vaticano sono familiari a chiunque lavori lì, ma era necessario che qualcuno dicesse pubblicamente ciò che era ben noto in segreto.
Qual è la sua opinione sulle riforme di Bergoglio?
Il terzo capitolo si intitola: “Riforma? Quale Riforma?”. Descrive nel dettaglio come la riforma sia stata completamente bloccata dalle potenti figure curiali con cui Francesco si è deliberatamente alleato. In primo luogo, la riforma della curia è stata frustrata, in particolare l’intenzione di ridurre i poteri esagerati della segreteria di Stato, che ora è più potente che mai sotto il cardinale Parolin. In secondo luogo, la promessa infranta di agire contro lo scandalo dei preti pedofili: ci sono stati casi noti di sacerdoti che sono stati protetti da figure di spicco della curia. In terzo luogo, l’inversione completa della riforma finanziaria che era stata immaginata quando il nuovo Segretariato per l’economia fu istituito dal cardinale Pell. Era avversato da un gruppo ristretto di cardinali che non volevano rinunciare al loro controllo e sono riusciti a sconfiggerlo. Il licenziamento del revisore generale del Vaticano, Libero Milone, è stata un’altra vittoria per coloro che si oppongono alle riforme. Perché è successo? Perché papa Francesco, che è stato eletto per riformare la Chiesa, ha scoperto che può controllare la curia più efficacemente attraverso le figure corrotte che dipendono da lui per avere potere. Gli obbediscono ciecamente.
Ci sono state reazioni da parte della Santa Sede al suo pamphlet?
Il mio libro non è piaciuto al Vaticano. Ci sono stati immediati tentativi di capire chi l’avesse scritto. A un certo punto hanno pensato di aver identificato l’autore come qualcuno che si trovava in Inghilterra e lo hanno molestato con minacce telefoniche. Quello di cui non si rendono conto è che il libro non rappresenta una voce solitaria, ma esprime le preoccupazioni di moltissime persone – in Vaticano e altrove – che vogliono che la verità sia conosciuta.
 

La profezia di San Francesco d'Assisi sull'ultimo Papa

IL TEOLOGO ANDREA GRILLO e la TRANSUSTANZIAZIONE


ANONIMI DELLA CROCE RICORDA AL TEOLOGO ANDREA GRILLO ALCUNE COSE CATTOLICHE SULLA TRANSUSTANZIAZIONE.

Marco Tosatti
Anonimi della Croce, l’interessante blog di informazione vaticana ed ecclesiale, è in piena polemica con Andrea Grillo, un docente di teologia molto noto e molto mediatico, che insegna a Roma, a Sant’Anselmo. Il suo nome era circolato nei mesi scorsi come uno dei membri del gruppo(?) commissione(?) think tank (?) tavolo di lavoro (?) che avrebbe studiato la possibilità di una “messa ecumenica”, una celebrazione a cui potessero partecipare sia cattolici che protestanti. Alla fine il Vaticano ha smentito l’esistenza di una tale commissione (che peraltro non era mai stata nominata ufficialmente, e quindi era assolutamente smontabile). Che però qualcuno, alcuni abbiano lavorato all’ipotesi è un’altra storia. Ora il centro di quel problema era proprio il centro della polemica fra Grillo e gli Anonimi: e cioè la transustanziazione.
Anonimi della Croce risponde a un articolo pubblicato da Andrea Grillo così. Se volete partecipare al dibattito, andate sul sito di Anonimi della Croce.
“Tirati in ballo nel dibattito teologico sul dogma della ‘Transustanziazione’ dal Teologo Andrea Grillo, volentieri rispondiamo” di Fra Cristoforo
Già. Siamo arrivati ad una contemporanea disputa teologica. Peccato che il tema della disquisizione dovrebbe essere già assodato da secoli. Invece qua si rimette in discussione un dogma fondamentale della Fede Cattolica, che con il dilagare del relativismo rischia di perdere sempre più la sua identità.
Il Teologo Andrea Grillo, proprio ieri ha pubblicato un articolo dove ci ha chiamato in causa. Proprio sulla Transustanziazione. Così infatti esordisce Prof. Grillo: “In diversi interventi, comparsi su blog per lo più anonimi, alcune mie affermazioni, che avevo pubblicato in articoli on line o in commenti in rete, sono state sistematicamente fraintese e capovolte, attribuendomi opinioni e posizioni che non ho mai espresso e che mi sono totalmente estranee” (http://www.cittadellaeditrice.com/munera/presenza-reale-e-transustanziazione-congetture-e-precisazioni/). Proprio totalmente estranee non direi. Infatti diverse volte il Teologo in questione ha presentato il dogma della “Transustanziazione” con inquinamenti relativistici (teologici – filosofici – di concetto) tali da far drizzare i capelli ad ogni possessore di buon senso Cattolico. Trovate queste posizioni in alcuni nostri articoli precedenti (https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2017/12/01/andrea-grillo-e-altri-teologi-ipotizzano-lintercomunione-con-i-luterani-vi-spiego-perche-e-biblicamente-impossibile-di-fra-cristoforo/; https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2017/11/03/eresie-sul-dogma-della-transustanziazione-e-un-grillo-andrea-canto-di-fra-cristoforo/; https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2017/12/04/una-domanda-ad-andrea-grillo-cosa-significa-per-te-essere-cattolico-apostolico-romano-non-temi-nemmen-un-pochino-di-essere-un-falso-maestro-di-finan-di-lindisfarne/).
Ma torniamo all’articolo sopra citato, dove Andrea Grillo ribadisce posizioni alquanto ambigue sul dogma della Transustanziazione. Scrive infatti: “Transubstantiatio non è un dogma e come spiegazione ha i suoi limiti. Ad esempio contraddice la metafisica”. Già questa affermazione basta a far capire chiaramente dove vuole andare a parare. A parte il fatto che la “Transustanziazione” (cambiamento di sostanza – il pane diventa sostanzialmente Corpo di Cristo, il vino diventa sostanzialmente Sangue di Cristo) non è solo un dogma, ma oserei dire è il dogma dei dogmi Cattolici.
Infatti questo termine “metafisico” è stato coniato dalla teologia medievale (la prima documentazione ufficiale si ha nel Concilio lateranense IV, del 1215, nella professione di fede contro gli Albigesi) la quale esprime in maniera chiarissima il dogma della Chiesa Cattolica circa la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia. Secondo detto dogma Gesù è presente nell’Eucaristia per transustanziazione, cioè per cambiamento dell’intera sostanza del pane e del vino nel Suo Corpo e nel Suo Sangue. Il cambiamento avviene in virtù delle parole della Consacrazione in quanto Gesù nell’ultima cena non disse: “qui è il mio corpo” ovvero “in questo pane, con questo pane, sotto questo pane è il mio corpo” ma: “questo (che io vi mostro) è il mio Corpo”: parole che mentre proclamano la presenza reale, la producono. Ne segue che, dopo la consacrazione, nulla resta della sostanza del pane e del vino ma soltanto le loro apparenze o specie (accidenti) e che Gesù Cristo continua ad esser presente sotto le medesime fino a che quelle sussistono.
Il primo che abbia trattato del modo della Presenza Reale di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia è Pascasio Radberto nel trattato De Corpore et Sanguine Domini (844) in cui distingua esplicitamente l’identità del corpo storico di Cristo da quello Eucaristico, concezione criticata da Ratramno come troppo realistica. Ma colui che sollevò nel Medioevo la più grande eresia eucaristica fu Berengario il quale, oltre a negare la dottrina realistica di Pascasio, negò anche il concetto di transustanziazione, ritenendo impossibile la percezione degli accidenti separatamente dalla sostanza. La controversia teologica che ne seguì valse a porre sempre meglio in chiaro il dogma della Presenza Reale e a foggiar la parola che ne esprime a perfezione il concetto. San Tommaso nella Summa Theologica precisa, con la chiarezza di concetti che gli è propria, tutta la dottrina Eucaristica; e il Concilio di Trento, contro le interpretazioni simbolistiche dei riformatori, fissò nella sessione XIII (Decreto sull’Eucaristia) il dogma della Transustanziazione.
Quindi fu proprio il Concilio di Trento alla fine di tutte le controversie a stabilire il “dogma” della Transustanziazione. Non capisco come mai Andrea Grillo si ostini ancora a dire che dogma non lo sia. Non voglio assolutamente pensare che suddetto Teologo sia in malafede. Preferisco dargli l’attenuante di una scarsa conoscenza dei Concili (cosa comunque grave dato che insegna teologia).
C’è un’altra cosa. Anzi due. Proprio all’inizio del suo articolo il prof. Grillo compie due errori di principio, ponendo due citazioni che non corrispondono assolutamente. E se è vero come è vero il principio di Logica, che se una premessa è errata, sarà inquinato tutto il concetto e quindi anche la conclusione, qui siamo davanti ad una situazione analoga.
Infatti Grillo cita la SC n.7 in questo modo: “La concentrazione sulla ‘presenza sostanziale sotto le specie’ ha distratto profondamente dalle altre forme di presenza del Signore, nella Parola, nella preghiera, nella assemblea (cfr. SC 7)”. Anche qui non comprendo come mai citi la Sacrosantum Concilium facendo dire a tale documento conciliare una cosa che non c’è scritta da nessuna parte. Infatti la citazione di SC 7 è la seguente : “7. Per realizzare un’opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, « offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso:
« Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro » (Mt 18,20).
Effettivamente per il compimento di quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l’invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’eterno Padre. Giustamente perciò la liturgia è considerata come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado” (http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html).
Qui non si dice ASSOLUTAMENTE e IN NESSUN MODO che la ‘presenza sostanziale sotto le specie’ ha distratto profondamente dalle altre forme di presenza del Signore. Lo dice SOLO Prof. Grillo, citando maldestramente il documento conciliare.
Ma un’altra citazione ancor peggiore è quella che fa più avanti sulla Summa Theologica di San Tommaso. Infatti così scrive Grillo: “La “presenza sostanziale” del corpo e sangue del Signore resta, nel suo sistema teologico, “effetto intermedio” rispetto al dono di grazia, che è la unità e la comunione della Chiesa (S.Th. III, 73, 3, c). In sintesi fa dire a San Tommaso che la Presenza sostanziale di Gesù nell’Eucaristia avrebbe un effetto di minore importanza rispetto al “dono di grazia” e all’unità. Ma San Tommaso nella Summa Theologica citata dal Teologo alla III parte, questione 73, articolo 3 dice l’esatto contrario!!! Leggete :
Terza parte Questione 73 Articolo 3 [50432] IIIª q. 73 a. 3 arg. 1 “SEMBRA che questo sacramento sia indispensabile alla salvezza. Infatti: 1. Il Signore dice: “Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita”. Ma in questo sacramento si mangia la carne di Cristo e si beve il suo sangue. Dunque senza questo sacramento l’uomo non può avere la salvezza spirituale. Questo sacramento è un alimento spirituale. Ma l’alimento materiale è indispensabile alla salute corporale. Dunque anche questo sacramento è indispensabile alla salvezza spirituale. Come il battesimo è il sacramento della passione del Signore, senza la quale non c’è salvezza, così lo è anche l’Eucarestia: scrive infatti l’Apostolo: “Ogni volta che mangerete questo pane e berrete questo calice, annunzierete la morte del Signore fino alla sua venuta”. Perciò come per la salvezza è indispensabile il battesimo, così lo è pure questo sacramento. IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino: “Non dovete pensare che i bambini non possano avere la vita, prima di ricevere il corpo e il sangue di Cristo”. RISPONDO: In questo sacramento dobbiamo considerare due cose: il sacramento stesso e l’effetto del sacramento. Si è detto che l’effetto di questo sacramento è l’unità del corpo mistico, senza la quale non ci può essere salvezza: poiché nessuno può salvarsi fuori della Chiesa, come nel diluvio nessuno si salvò fuori dell’arca di Noè, simbolo della Chiesa, come insegna S. Pietro. Ma dicemmo sopra che l’effetto di un sacramento si può ottenere prima di ricevere il sacramento, per mezzo del voto stesso di accostarsi al sacramento. Così prima di ricevere l’Eucarestia l’uomo può salvarsi in virtù del desiderio di riceverla, come si è detto sopra. Ci sono però due differenze. Primo, perché il battesimo è l’inizio della vita spirituale e “la porta dei sacramenti”. L’Eucarestia invece è quasi “il coronamento” della vita spirituale e “il fine di tutti i sacramenti”, come si disse sopra: poiché le grazie di tutti i sacramenti preparano, o a ricevere, o a consacrare l’Eucarestia. Perciò mentre ricevere il battesimo è necessario per iniziare la vita soprannaturale, ricevere l’Eucarestia è necessario per portarla a compimento: e neppure è indispensabile riceverla di fatto, ma basta averne la brama, così come si brama e si desidera il fine. L’altra differenza sta nel fatto che mediante il battesimo l’uomo viene ordinato all’Eucarestia. Quindi col battesimo stesso i bambini sono destinati dalla Chiesa all’Eucarestia. Perciò, come con la fede della Chiesa essi credono, così per l’intenzione della Chiesa essi desiderano l’Eucarestia e di conseguenza ne ricevono l’effetto. Ma al battesimo non vengono indirizzati da un precedente sacramento. Quindi prima di ricevere il battesimo gli adulti soltanto e non i bambini possono averne il desiderio. Questi ultimi perciò non possono ottenere l’effetto del battesimo, senza ricevere il battesimo stesso. Ecco perché l’Eucarestia non è indispensabile alla salvezza come il battesimo. Tra l’alimento materiale e quello spirituale, c’è questa differenza, che l’alimento materiale viene assimilato nella sostanza di chi lo prende e quindi non può giovare all’uomo per la conservazione della vita, se non viene preso realmente. L’alimento spirituale, al contrario, assimila a sé l’uomo, secondo le parole che S. Agostino racconta di essersi come sentito dire da Cristo: “Né tu muterai me in te, come il cibo della tua carne; ma tu sarai mutato in me”. Ora, uno può mutarsi nel Cristo e incorporarsi a lui con il desiderio dello spirito, anche senza ricevere questo sacramento. Perciò il paragone non regge. Il battesimo è il sacramento della morte e della passione di Cristo, in quanto l’uomo viene rigenerato in Cristo per virtù della sua passione. L’Eucarestia invece è il sacramento della passione di Cristo in quanto l’uomo viene unito perfettamente con Cristo immolato (per noi). Ecco perché mentre il battesimo viene denominato “il sacramento della fede”, la quale è il sacramento della vita spirituale; l’Eucarestia viene chiamata “il sacramento della carità”, la quale è il “legame perfetto”, secondo l’espressione di S. Paolo”. Fin qui San Tommaso.
IN NESSUN LUOGO NELLA QUESTIONE 73 SAN TOMMASO DICE CIO’ CHE GLI HA MESSO IN BOCCA GRILLO!
Un Teologo non può lavorare così. Non si possono fare citazioni alla carlona, ora forzando testi conciliari, ora di Teologi Santi , per far dire quello che piace al momento. Non è serietà. Non è onestà intellettuale. Non è ricerca seria della Verità.
A questo punto ho rinunciato a confutare ogni altra sua citazione, perché se le “premesse” sono inquinate, di conseguenza è inquinato tutto l’articolo.
Ma tutto ciò deve farci riflettere cari lettori. Quante cose ci danno da bere questi “teologi moderni” che tante volte si danno per scontate? Da quand’ero studente in Teologia, ho sempre imparato ad andare a cercarmi ogni “citazione” di qualsiasi autore. Per non dare sempre per scontato che la citazione fosse esatta. E tante volte non mi sbagliavo. Vi assicuro che spesso ho trovato errori raccapriccianti. Andiamo SEMPRE a vedere le fonti. Molti inganni e veleni teologici hanno preso piede proprio così.
Sono graditi i contributi di tutti di ogni genere in merito.
Fra Cristoforo

domenica 17 dicembre 2017

la fine della civiltà

Il biotestamento mostra la fine della civiltà

Qualcuno mi deve spiegare perché, per sponsorizzare il biotestamento, [appena passato] all’esame del Senato, si seguita ad affermare che «serve una legge sul fine vita», pena il mancato riconoscimento del «diritto a morire». «Serve una legge sul fine vita»? E chi lo dice? Nostradamus? Gli italiani senza lavoro? Quelli truffati dalle banche? Lo chiedo perché non vorrei si scambiasse l’agenda dei politici radicali per monito evangelico o, più banalmente, per priorità. E poi, che significa riconoscimento del «diritto a morire»? Esiste forse un dovere di vivere all’infinito?
Certo che no. Esiste, semmai, il rischio di non poter vivere abbastanza, come testimoniano i 45.000 morti all’anno per malasanità (fonte: Associazione Luca Coscioni). Per questo una legge sul biotestamento, che oltretutto trasforma alimentazione e idratazione in terapie rifiutabili, ha ben poco a che vedere col «fine vita», ma molto col fine civiltà. Una società con tassi di natalità cimiteriali, che già non riesce ad assistere degnamente tutti i propri malati e che pensa a come meglio garantire il «diritto a morire», non è infatti una società che vuole poter decidere, ma una che ha già deciso. Purtroppo. (Giuliano Guzzo)
 

Thomas Fire now third-largest wildfire in modern California history


Flames from a back-firing operation rise behind a home off Ladera Lane near Bella Vista Drive in Santa Barbara, California, on Thursday, December 14. Powerful Santa Ana winds and extremely dry conditions are fueling <a href="http://www.cnn.com/2017/12/07/us/ventura-fire-california/index.html" target="_blank">wildfires in Southern California</a> in what has been a devastating year for <a href="http://www.cnn.com/interactive/2017/12/us/california-wildfires-cnnphotos/" target="_blank">such natural disasters in the state.</a>http://edition.cnn.com/2017/12/16/us/california-fires/index.html